La mostra “STADIME - STAnza DI MEditazione” si presenta al
pubblico come il quattordicesimo evento organizzato da grandArte
nell’ambito della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I
confini del sacro” che proporrà una serie rappresentativa di
altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera
provincia nel corso degli anni 2025-2026.
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Nel 1918 Bertrand Russel é autore di uno scritto che, fin dal titolo
'Misticismo e Logica' asserisce, con grande lucidità, che 'i più
grandi filosofi hanno sentito il bisogno sia della scienza sia della
mistica' e prosegue precisando che 'la mistica è, in sostanza, poco
più di una certa intensità e profondità di sentimento nei riguardi
di ciò che si pensa a proposito dell’universo». La mistica, a ben
vedere, con la sua originale grammatica mobile, ha sovente
conquistato personaggi a prima vista ostici nei confronti della
religione, come André Gide, in continuo duello con la sua matrice
ugonotta: ne 'Il ritorno del figlio prodigo, Se il grano non muore,
La porta stretta, Saul, Numquid et tu?, L’immoralista' si trovano
continui rimandi biblici, una attenta esplorazione dei segreti
contraddittori dell’anima tesa a perforare i veli dell’ipocrisia
puritana.
E si può allargare di molto il ventaglio degli agnostici
tentati-affascinati dalla mistica, a partire dallo straordinario
sguardo “dall’occhio chiuso” (applicato al mago Balaam) di
Borges, per passare a Voltaire, ammiratore dell’'Imitazione di
Cristo', uno dei classici della spiritualità, le cui «parole sono
come fuoco nascosto nella pietra», e giungere a Roland Barthes che
riteneva gli 'Esercizi Spirituali' di Sant’Ignazio di Loyola un
eccezionale palinsesto dell’anima, per cui «non occorre essere né
cattolici né cristiani né credenti né umanisti per essere
interessati a quest’opera». A questo punto ci si può chiedere
quale sia la calamita che attrae persone distanti dalla pratica
religiosa e persino individui apatici rispetto a temi religiosi,
pronti però, sovente, a pendere dalle labbra di un esotico guru
misticheggiante?
'Ascesi' in greco significa 'esercizio' un qualcosa che rende
naturali le esperienze e le figure somatiche più ardue, capaci di
tentare la sfida con la legge di gravità, come accade nella danza
classica, nell’atletica, nell’acrobazia. La mistica è, quindi,
mistero e diafania, trascendenza e fisicità, miracolo e realismo. E
la via dell’amore, dello stesso eros, della bellezza, del «Tu e io
liberi da noi stessi, uniti nell’estasi, pieni di gioia e senza
vane parole» – citazione da Rûmî, XIII sec., il maestro dei
dervisci danzanti e dei sufi– si associa a un’altra dominante,
conseguente alla logica d’amore, quella della corporeità
trasfigurata.
È, questo, un fil rouge della tradizione mistica che tocca ogni
latitudine. In Occidente, ad esempio, il grande e spesso
indecifrabile Meister Eckhart, contemporaneo di Dante, ammoniva che
«bisogna pregare con tanto fervore da tener avvinte le membra e le
facoltà umane, orecchi, occhi, bocca, cuore e ogni senso, e non
cessare finché non si sente di essere uno con Colui che preghiamo».
Un santo vescovo ortodosso russo del ’700, Tikhon di Zadonsk, era
ancor più didascalico: «Dammi, o Signore, cuore per amarti, occhi
per vederti, orecchi per udire la tua voce, labbra per parlare di te,
gusto per assaporarti, olfatto per sentire il tuo profumo, mani per
toccarti, piedi per seguirti!». E un filosofo intriso di mistica
come Rosmini elencava minuziosamente tutti i verbi dell’intimità
con Dio: “conversare, parlare, soddisfare, ricordarsi, volere,
intendere, conoscere, innamorarsi, pensare, operare, sperare,
piacere, patire, ecc.”
Dopo queste premesse -e potrebbero tornare utili altri numerosi
riferimenti- è possibile accedere al pensiero-progetto-installazione
di Domenico Olivero che, con STADIME - Stanza DI Meditazione -
propone un 'luogo altro' incentrato su un percorso fatto di segni, di
suoni, di invito alla concentrazione, sostenuto da quel bisogno di
spiritualità -che può volgere in astrazione- verso cui è attratta
la natura umana, pur agnostica. Occorre fisicamente entrare nella
prima stanza -concetto di accoglienza- in cui due grandi piante verdi
di foglie sono addobbate con pendagli e foglietti, legati da fili
colorati e perline, che recano scritte suggerite da parole di
religioni, culture, tradizioni diverse, uno sguardo sul mondo
ispirato dalla spiritualità. Questa stanza, piena di luce, accoglie
a parete sette pannelli su cui Olivero ha concentrato una summa
semplificata delle religioni del mondo, dalle più antiche ad altre
più recenti, attraverso segni, simboli, disegni che possiedono più
livelli di interpretazione, mentali, emotivi, energetici. Rimandi,
luoghi, climi, tradizioni del mondo, in dialogo; attingendo
dall'inconscio collettivo, dall'archetipo, dalla memoria dell'umanità
i simboli possiedono una diretta profondità intuitiva, e comunicano
o suggeriscono domande possibili. I simboli sono come ponti che non
spiegano il mistero ma lo rendono percepibile e presente per dare
senso all'esistenza, sono possibili connessioni tra il visibile e
l'invisibile. Tracce su cui sostare con l'occhio che trasferisce alla
mente messaggi che possono condurre a interrogativi, curiosità,
interpretazioni, un gioco di rimandi e citazioni che incoraggiano una
possibile ricerca personale così come l'auto-trasformazione.
Nella seconda stanza, che a contrasto della prima è semibuia,
avviene la sosta, un'immersione, un invito alla meditazione
sottolineata da un suono persistente - musica di Francesco Cesario,
dal titolo 'Onde'- che avvolge la persona ospite la quale, per meglio
entrare in sintonia con l'ambiente che lo accoglie, è invitato a
porsi al centro, seduto su cuscini posati su un tappeto che, non a
caso, è una coperta termica. A parete quattro pannelli di carta
dorata, mentre, a terra, sono posati cinque specchi tondi, evocazione
dei cinque continenti, dei cinque sensi e anche numero allegorico
indicato per rappresentare l'equilibrio tra il cielo e la terra: un
gioco di rimandi e interferenze, di riflessi e di sosta, un luogo di
sospensione, di un eventuale invito alla concentrazione, di attesa,
di memoria? C'è una tradizione orientale che suggerisce che noi
nasciamo perchè apparentemente abbiamo perduto un filo d'oro; e
questo filo lo andiamo cercando nelle cose, nelle persone, nella
famiglia, negli incontri, nel denaro, nel successo, anche nella
spiritualità, senza renderci conto che niente di tutto ciò è
quello che stiamo davvero cercando: in realtà siamo noi quel filo
d'oro inseguito, siamo il percorso e la meta. E allora la stanza che
ci accoglie forse non è altro che un luogo in cui astrasi, dove
accantonare per un breve spazio di tempo la quotidianità e volgere
il pensiero altrove: lasciarsi andare, per poi, forse, ritrovarsi.
Alessandro Abrate
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Domenico Olivero è un artista italiano che da diversi decenni
realizza opere artistiche declinate spesso in azioni sociali o
culturali.
Opera principalmente in ambito concettuale con opere che cercano il
dialogo con il fruitore, sviluppando tematiche personali, sui temi
dell'identità e della società.
I suoi lavori prendono forma attraverso diversi media che possono
essere i disegni, quadri, sculture, fotografie, video, performance e
installazioni realizzate sempre con uno spirito di ricerca e
innovazione, applicandosi anche alle nuove tecnologie come la stampa
3D e il mondo virtuale.
La sua attività si amplia all'azione di operatore culturale con
conferenze, lezioni e incontri d'arte, laboratori per adulti e
bambini, visite guidate per mostre o spazi culturali, workshop e
consulenze sul mercato dell'arte contemporanea.
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La mostra sarà visitabile dal 21 marzo al 12 aprile 2026 (escluse le festività del 5 e 6 aprile)
il sabato e la domenica dalle 16:30 alle 19:00
oppure su prenotazione per lo svolgimento di attività di meditazione
scrivendo alla e-mail: cuneoarte@libero.it
Fondazione Casa Delfino - Corso Nizza, 2 - 12100 Cuneo (CN)
Ingresso libero
