Facciamo pace alla Pinacoteca civica Levis Sismonda di Racconigi

Mostra collettiva presso gli spazi della Pinacoteca civica Levis Sismonda di Racconigi, titolo del progetto «Facciamo pace» una rassegna dedicata a questo tema ideata e curata da Anna Cavallera, con l’assistenza artistica di Benedetta Lauro.


Attraversamento”, 2026, tenda bianca in cotone ricamata, 154 x228 cm

Domenico Olivero cristallizza la complessità della pace in un’installazione che fa della sottrazione la sua forza comunicativa. La scelta di una tenda in cotone bianco – oggetto quotidiano che delimita senza separare – trasforma il concetto di armonia sociale in un’esperienza tattile e spaziale.

L’opera non si limita a essere guardata, ma esige di essere vissuta. Posta sul cammino del visitatore, la soglia tessile diventa un "ostacolo lieve": per procedere, il fruitore deve toccarla, scostarla, contaminandola inevitabilmente con il proprio passaggio. È qui che risiede il fulcro della riflessione di Olivero: la pace non è un dogma statico, ma un equilibrio dinamico e fragile, esposto alla manipolazione e all’usura del tempo.

La metafora del ricamo e della trama diventa simbolo di una socialità necessaria: come i fili si intrecciano per dare corpo alla trasparenza, così i singoli individui devono amalgamarsi per sostenere la tenuta di un sistema pacifico. L’artista ci ricorda che la pace è spesso un’assenza di rumore che diamo per scontata, percepibile solo quando viene squarciata. Con eleganza concettuale, Olivero trasforma il bianco in un monito: la serenità è un tessuto prezioso che richiede cura collettiva per non dissolversi nell'impalpabilità. (Testo dal catalogo)



Ca/Pace, 2025, foglio di carta, matite colorate, coperta di sicurezza, cornice a vetro, 37x52 cm

In Ca/Pace, Domenico Olivero opera una sintesi estrema tra l'identità individuale e l'imperativo etico collettivo. L’opera si offre come un dispositivo di riflessione immediata ed il ricalco della mano dell’artista non è solo un atto grafico primordiale, ma un’assunzione di responsabilità: è il "mettere sé stessi" nel processo, spesso faticoso, della pacificazione.

I colori dell’iride, che cingono le dita come frammenti di una promessa, non saturano l’intera superficie. In questa parzialità risiede la verità dell’opera: la pace non è un assoluto raggiunto, ma un esercizio quotidiano, un tentativo sempre esposto all’errore e all’urgenza. La mano è "capace" di agire, ma lo fa entro i limiti della propria natura umana, tra speranza e caduta.

L’intuizione decisiva risiede nello sfondo: una coperta di sicurezza riflettente. Questo materiale, simbolo plastico delle emergenze contemporanee e della protezione dei vulnerabili, agisce come uno specchio etico: chi osserva non è più spettatore passivo, ma viene letteralmente assorbito nella composizione. Riflettersi nell'oro della coperta significa riconoscersi parte dell'emergenza e, simultaneamente, della soluzione. Olivero ci ricorda che la pace non è un’astrazione, ma un gesto che attende di essere compiuto dalle nostre mani. (Testo dal catalogo)


Note biografiche

Domenico Olivero

Domenico Olivero (Cuneo, 1964) muove i passi in un’indagine estetica che, dal 1994, si è strutturata come un’eclettica analisi dei sistemi di relazione. La sua cifra stilistica, maturata in un’evoluzione costante, predilige oggi l’installazione come dispositivo privilegiato per decodificare la complessità del contemporaneo. Attraverso l’uso di materiali umili e quotidiani, Olivero rilegge la storia dell’arte con sguardo critico, innestandovi una profonda curiosità antropologica e sociale che punta a un’interazione attiva con lo spettatore.

Pioniere nell’esplorazione delle dinamiche digitali, già nel 2000 anticipava con il sito Impronta l’interesse per le strategie comunicative dei nuovi media. Questa tensione verso il dialogo globale si riflette in una poetica del «sentirsi essere vivente», espressa sin dal 1993: un superamento dei nazionalismi a favore di un patrimonio collettivo, dove l’esistenza si fa traccia e comunicazione pura.

Dalle riflessioni identitarie di Oc-land e del progetto pluriennale Do@time, la sua ricerca è approdata dal 2020 a Pray, indagine sulla spiritualità agnostica. Con un curriculum che spazia dall'Europa al Brasile e agli Stati Uniti, Olivero integra la pratica artistica con l’attivismo culturale, collaborando con il Centro QI di Cuneo e il Collettivo Ubique di Torino, confermando la sua natura di operatore estetico totale.



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