Prendendo spunto dalla frase "La ricerca della realtà richiede immensa energia" l'artista ha dato corpo espressivo al suo segno pittorico attraverso un ampliamento del gesto energetico, che ora cresce e prende sempre più elaborazione e forma nelle diverse tele proposte.
Nell'ambito espressivo l'artista sceglie quindi di ampliare il suo movimento fisico operando sempre nella sua sfera energetica. Il gesto umano, che scaturisce dalla mente consapevole, crea un'azione che sviluppa e trasforma le forze del presente.
Eventi durante la rassegna:
Sabato 8 Marzo alle ore 11,00 vernissage
Sabato 22 Marzo alle ore 11,00 si svolgerà un incontro con l'artista
Sabato 5 Aprile finissage alle ore 11,00
L'esposizione, ad ingresso gratuito, durerà fino al 5 Aprile, col seguente orario:
Martedì: 8.30 - 17.00 (continuato)
Mercoledì: 9.30 - 12.30 | 14.30 - 18.30
Giovedì: 8.30 - 12.30 | 14.30 - 18.30
Venerdì: 8.30 - 12.30 | 14.30 - 18.30
Sabato: 8.30 - 12.30
Selme 2025
opere dell’artista Domenico Olivero
ospitate nel salone d’onore della Biblioteca Civica di Cuneo
Via Cacciatori delle Alpi 9
12100 Cuneo
Gesto e presenza nell’opera di Domenico Olivero
Presente
Ora
Qui ed ora
Sei qui?
Qui senza ore
Ora?
Presente
Brevi e sospese parole per introdurre la seconda fase progettuale di Selme - Si Espandono Le Mie Emozioni, opere realizzate dall’artista cuneese Domenico Olivero ed allestite dall’8 marzo al 5 aprile 2025 presso il salone d’onore della Biblioteca Civica di Cuneo. Brevi e sospese parole per definire lo stato mentale e meditativo dell’artista durante la loro realizzazione, per descrivere l’origine del gesto pittorico, per sottolineare la filosofia che le ha dato corpo, quella di Krishnamurti.
L'invito di Jiddu
Krishnamurti, filosofo indiano (1895 - 1986), era quello di
focalizzarsi sul presente, sul vedere immediato di ciò che ci sta
davanti per liberarci da preconcetti, giudizi, idee, ideologie, che
nascono dalle paure. Per farlo è necessario fonderci con l’oggetto,
con l’altro con cui entriamo in relazione, con ciò che stiamo
osservando o vivendo. In una realtà contemporanea così strettamente
interconnessa, Krishnamurti non trova il senso nella separazione del
soggetto, del sé che osserva, dall’oggetto, l’altro osservato.
La fusione del soggetto con l’oggetto porterà al vedere immediato
e libero che condurrà all’azione, la migliore possibile, poiché
se soggetto e oggetto non hanno più un confine l’unica azione
migliore è tale per entrambi, dato che il soggetto agente non
farebbe mai del male a sé stesso e, in quest’ottica, all’altro.
Vedere è agire, diceva Krishnamurti.
Domenico Olivero, durante
uno dei nostri incontri in cui ha presentato le opere esposte in
questa mostra, mi ha detto che è rimasto profondamente suggestionato
da questa etica concentrata sul presente, da questo modo di sentire e
relazionarsi con il mondo, che è diventata anche una modalità di
relazionarsi con l’arte.
La pittura di Olivero è un
atto di presenza, un’esperienza che si traduce nella traccia
lasciata dal corpo in movimento. Il presente di cui si parla e che
sta alle fondamenta delle opere in mostra è il tempo individuale e
soggettivo dell’esserci dell’artista nell’atto della loro
creazione. Come in un atto meditativo in cui ci si concentra sul
presente, dove il pensiero, gli affanni della vita quotidiana, i
ricordi, il passato e il futuro vengono messi da parte per qualche
istante per sottolineare la bellezza dell’essere nel mondo, del qui
ed ora, in questo tempo, Olivero realizza le sue opere in un gesto
che si fa pittura, il quale diventa il proprio essere presente.
La
presenza dell’essere dell’artista dentro le opere si realizza
attraverso il corpo, certo è che per dipingere è necessario il
corpo, ma ciò che differenzia Olivero è che la pittura non è più
funzionale e strumentale per un diverso fine che non sia il gesto
pittorico in sé, in uno studio sui limiti e le possibilità del
proprio corpo, in un processo di indagine della propria interiorità
focalizzata nel momento dell’azione pittorica.
Nella serie di
opere esposte,
realizzate nel 2024, si osservano ampie arcate dai diversi colori su
fondi bianchi, là dove ognuna è stata creata attraverso una
pennellata realizzata da un movimento del braccio e del gomito
utilizzato da perno. Alcune tele sono composte da più colori, dove
più gesti pittorici realizzati dallo stesso movimento hanno dato
luogo a più strisce di colore. Alcune arcate sono state poi riprese
attraverso lo stesso movimento del braccio, dando come risultato
tracce di filamenti sottili sopra di esse. In altre ancora il
movimento del braccio si manifesta sulla tela nella sua purezza,
senza ulteriori interventi successivi, realizzando archi di un solo
colore.
Le opere esposte in questa seconda fase del
progetto Selme - Si
Espandono Le Mie Emozioni
sono uno sviluppo delle serie precedenti: Non
esistono errori
(2020), presentata al salone d’onore della Biblioteca Civica di
Cuneo, e la prima fase di Selme
(2023), esposta al Palazzo Sarriod de la Tour a Costigliole Saluzzo.
Se nella produzione del 2020 la pittura si fa gesto spontaneo
astratto che si manifesta nel rifiuto di forme delimitate e di
contorni netti, nell’istantaneità di una pittura che crea,
cancella e stratifica, in quella del 2023 si nota un cambiamento
segnato da un gesto più regolare, controllato e immediato, che dà
forma a una concentrazione di piccoli, colorati e minimi segni
centrifughi che si espandono verso l'esterno, tracciati con il solo
movimento del polso. La prima fase di Selme
(2023) è nata
dall’idea di realizzare una pittura che sia il riflesso, anzi, il
processo messo in atto attraverso la pittura della propria
interiorità e auto-conoscenza, come ricorda lo storico dell’arte
Enrico Perotto nel testo critico dedicato alla mostra, dove l’artista
si impegna a rispondere alla domanda del filosofo Ernst Bloch:
“Perché ci si alza la mattina?”. Da questo nucleo concettuale e
formale si sviluppa la seconda fase di Selme,
dove l’artista
coinvolge una parte più ampia del proprio corpo e il movimento del
polso viene sostituito da quello del braccio, espandendo di
conseguenza anche il gesto pittorico sulla tela che, invece, dei
piccoli segni centrifughi realizza grandi arcate di colori.
Quello
di Olivero è un percorso dove il corpo dell’artista e la pittura
diventano strettamente interconnessi, determinandosi a vicenda,
andando a rendere offuscato il confine tra il soggetto, ossia
l’artista, dall’oggetto, la pittura. La pittura diventa il corpo
dell’artista, prima del polso poi del braccio, mentre il corpo
dell’artista diventa parte determinante e oggetto della pittura
sulla tela. La pittura di Olivero diventa, dunque, un corpo vivo e un
atto di presenza, andando a mettere in pratica in un percorso
personale la filosofia di Krishnamurti. Ogni pennellata è il corpo
stesso dell’artista che entra in relazione con la tela, con
l'altro, con la pittura, la quale diventa un mezzo per esplorare sé
stesso in un atto di consapevolezza e di manifestazione della propria
interiorità attraverso i colori e il movimento. La pittura di
Domenico Olivero non è solo un atto creativo, ma una riflessione
profonda dell'esistenza che tende verso quel vedere immediato e
presente che porta all’agire, nel caso del nostro artista,
all’azione del gesto
pittorico.
testo di Enrica Savigliano














